Con puntuale ritardo e incredibile coerenza.
Recensioni, note, appunti.
Brevi più o meno, in affanno, come sempre per «Versodove» in cui tutto si costruisce col rigore millimetrico di essere qui con “incredibile coerenza”, ma sempre “in ritardo”, dislocati innanzitutto rispetto a se stessi.
Ci proviamo a leggere, non solo in privato, ma rendendo conto in chiaro di quanto sopraggiunge nelle nostre mani di libri d’ogni fatta a cui vorremmo dare uno spazio seppur esile di risonanza. Un terzo tempo di incontro, di dialogo che resti segnato, detto trascritto. E nello stesso tempo un saluto, un congedo, un augurio.
La redazione
Può accadere di avere una visione, ma sfocata e frantumata. Può essere accaduto che nell’attraversare la nebbia degli anni la visione diretta si sia offuscata, e quello che vediamo sia solo il suo riflesso, come nel mito della caverna, o come la luce che illumina la Luna. La parola “riflesso” è una delle chiavi di lettura che offre la nota al testo di Anatomie della luce, libro di Mariasole Ariot pubblicato da Aragno nel 2017 che io considero uno dei più belli e importanti degli ultimi anni.
Anatomie della luce è composto da 28 prose – il tempo di una fase lunare – accompagnate da immagini che di queste prose sottolineano il carattere sfuggente e fantasmatico. Conosco Mariasole da molti anni, e sono due le cose che mi colpiscono sempre moltissimo della sua persona e del suo lavoro: il suo grandissimo talento poetico e la sua scintillante intelligenza, una qualità che in uno Scorpione non sempre rende la vita più facile, anzi. Il libro maneggia la difficile materia delle “oscene”, incandescenti visioni di Mariasole: una o più scene primarie di una violenza inesprimibile che non è possibile dire direttamente.
È possibile allora di questa scena primaria fare una vera narrazione, anche se sbieca e indiretta? La lingua di Ariot procede per slittamenti di pronomi (io, noi, tu, voi, loro, un’impressionante disgregazione del soggetto: un soggetto che non si trova in nessun luogo, e forse davvero aspetta l’occasione di costruire una narrazione definitiva), nessi associativi folgoranti, opposizioni che si chiariscono e si rinsaldano in una rinnovata ostilità, come le coppie orizzontale/verticale, bianco/nero, disgregazione/ricostruzione, interno/esterno, voce/silenzio.
Riusciamo a vederla con chiarezza, la crudeltà di questo mondo, e soprattutto la crudeltà della mente di Mariasole verso di lei e verso il mondo stesso: le uova che si imputridiscono, gli animali fatti a pezzi, chiodi e altri oggetti contundenti che sono stati usati, o verranno ancora usati, per un delitto di cui non sapremo mai nulla. Il riflesso, ci ricorda la letteratura scientifica, non è solo la risposta involontaria e più o meno prolungata a uno stimolo; è anche un sistema di controllo che permette il raggiungimento e il mantenimento di una relativa stabilità dell’organismo. In questo senso, il riflesso ci protegge, anche dalla visione:
Ci minaccia ogni giorno l’incalzante terrore della materia. Come una lumaca stanca esco di casa per poter sentire vischiosa il mio viscidume e la bava che lascio sulla terra. Ho fatto nascere una macchina incontinente, un nuovo desiderio e due braccia per poterlo avvolgere. Ma questi arti che finiscono con uncini non fanno che strozzarmi, incidono sui colli non i profili della collina ma i tagli crudeli degli eccidi mancati.
Le forbici tagliano i monconi finali, ricostruisco le mani con i rami raccolti nel bosco. La tradizione del riflesso nasconde la possibilità di ricominciare: io riscrivo la mia storia, reinvento il mio passato.
Marilena Renda
Immagine in evidenza tratta da: https://www.poesiadelnostrotempo.it/
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