Archivi categoria: NOTIZIE

TerraeMotus, di Fabio Orecchini

Video dell’istallazione, presentata su Versodove 17


In anteprima – L’editoriale del n. 18

FAGLIE
di Stefano Semeraro

Questo numero di “Versodove” esce dalla tipografia in giornate dolorose e rabbiose, nelle quali la sepoltura dei morti del terremoto sull’’Appennino si sovrappone alle prime istanze, alle prime idee di ricostruzione. Con il timore di farlo di nuovo in maniera sbagliata, in luoghi inadatti, con materiali insufficienti. Si ricostruisce sempre e comunque sopra e dopo un disastro, veloce o lento che sia, nello stacco che si apre fra tempo geologico e cinematica della catastrofe.
La parola che la nostra generazione e quelle successive hanno imparato a ascoltare con sospetto, dal Belice al Friuli, dall’Irpina all’Emilia Romagna all’Aquila, ma anche nella finzione parascientifica di certi film catastrofici americani, è: faglia. Il punto di discontinuità, il confine lungo il quale si separano e si contorcono parti diverse di una stessa crisi, di un movimento comune. È stato pensando al terremoto, al suo rituale di sofferenza che abbiamo capito che anche le prossime pagine si agitano su una faglia incerta, in perenne definizione, pronta a divaricare le nostre opinioni con percorsi che occupano secoli o secondi a separarsi o a inabissarsi l’uno sotto l’altro, l’uno dentro l’altro. È la faglia del linguaggio, anzi dei linguaggi, che insieme definiscono e faticano a fare presa sul terreno su cui sono depositati, stratificati. Il linguaggio critico che decenni fa pareva più o meno solidamente fondato, e che da tempo – ce ne parla Cecilia Bello in una lunga intervista che vorremmo fosse la prima a studiosi che come lei sperimentano lo iato fra accademia e militanza – sta sprofondando in un bradisismo silenzioso, grazie alle opposte e parallele tellurie di internet e del marketing editoriale. Il destino dell’urbanistica, le alienazioni della Archiscultura, di cui parla Antonio Clemente, più che una faccenda di fogli di progettazione sono questione lessicale, di parole che vengono prima, pre-vedono il disegno. I terremoti che sconvolgono chi si occupa di questi argomenti sono per fortuna sintattici, non apocalittici, ma è comunque difficile, impossibile ricostruire un’idea di nazione, di convivenza civile, senza interrogarsi senza ingenuità – criticamente – su cosa significano le parole che pronunciamo e leggiamo. Su come possono essere descritti, quindi compresi, i tempi che viviamo. In apertura trovate un testo feroce e splendido di Heiner Müller, magistralmente introdotto da Anna Ruchat, che vive proprio sulla faglia fra epoche e utopie diverse, diversamente terrorizzanti, che si trasformano in un cataclisma dell’idea di paternità – reale e ideale. In chiusura abbiamo collocato un testo provocatorio, ironico e profondo come quello di Jonny Costantino, che sfida la categoria scivolosissima del politicamente corretto per parlare dei generi e insieme del gender in letteratura.
Ma quasi tutti i testi che presentiamo in questo numero, dalle poesie (Nadiani, De Alberti, Schiavone, De Marco, Munaro, Debiase) alle traduzioni (Dimitriadis, Roubaud, Ivanescu, Siméon), ai testi in prosa (Fiorletta, Venerandi, Thies) ci parlano comunque in equilibrio da questa faglia che ci percorre ogni giorno, che ci smonta e ci ricostruisce. E di come si debba sempre partire/ripartire da un rottame, da un dettaglio, per farsi un’idea meno piatta del mondo, ce lo spiegano anche i testi di Klaus Johannes Thies, eroe frammentario tradotto (e introdotto) per noi dall’’amico Giovanni Nadiani, poeta, traduttore, fondatore di una rivista fondamentale come “Tratti”. Con Giovanni abbiamo dialogato spesso in questi venti anni, e avremmo voluto continuare a farlo ancora a lungo. Ce l’ha rubato ad agosto una faglia oscura, definitiva, come era accaduto improvvisamente un anno fa con Guido Leotta, altra anima di “Tratti”, e da pochissimi giorni con Tommaso Labranca, ironico e lucido saggista del trash. Ma anche da quel territorio scosceso e impenetrabile arriva il suono luminoso della sua, della loro intelligenza. Di una visione e acutezza critica che sapeva, fra i mille crolli del quotidiano, addomesticare la crisi proprio guardandola senza paura.

PS: Un grazie particolare per questo numero va a Melchiorre Di Giacomo, grande amico e fotografo italoamericano i cui lavori sono stati esposti anche al MoMa di New York. A chi volesse approfondire la conoscenza del suo lavoro suggeriamo il link del suo sito internet http://meldigiacomo.photoshelter.com/


Versodove torna a Pordenonelegge!

Sabato 17 settembre ore 11, Libreria della poesia

Presentazione del n. 18 di Versodove

con Vito Bonito, Antonio Alberto Clemente, Fabrizio Lombardo, Vittoriano Masciullo, Stefano Semeraro

http://www.pordenonelegge.it/festival/edizione-2016/eventi/1266-Versodove?


Sommario del numero 18 – settembre 2016

In apertura:
Heiner Müller, IL PADRE
Anna Ruchat, HEINER MÜLLER: QUANDO NELLO SPECCHIO COMPARE L’’IMMAGINE DEL NEMICO

In/contro:
Intervista a Cecilia Bello Minciacchi, CRITICA E CRISI

In pratica Poesia:
Giovanni Nadiani, Da “A SGUMBËLA”
Daniele Serafini, RICORDO DI GIOVANNI NADIANI
Andrea De Alberti, SIMULAZIONE VUOTA
Ivan Schiavone, Da “ATLANTE”
Igor De Marchi, FORTUNE (SUPPLEMENTO)
Marco Munaro, POLITTICO PER UNA CITTÀ
Serena Dibiase, DA “SECONDA LUCE”

Tradurre:
Manuela Pasquini, DIMITRIS DIMITRIADIS
Domenico Brancale, JACQUES ROUBAUD
Federico Donatiello, MIRCEA IVANESCU
Maria Luisa Vezzali, JEAN-PIERRE SIMÉON

Odio l’’estate di Vito Bonito
CADRANNO MILLE PETALI DI ROSE

In pratica Narrativa:
Francesca Fiorletta, VISITE DI CORTESIA
Fabrizio Venerandi, AL COMANDO DEL MIO UFO FRISBEE DI PLASTICA
Klaus Johannes Thies, CANTO PER UN ARBUSTO SOLITARIO. MINIATURE

In teoria Narrativa:
Giovanni Nadiani, ALLA FINESTRA IN ATTESA DEL PROPRIO TURNO

Altrove:
Antonio Alberto Clemente, IL DISORDINE DEL DISCORSO URBANISTICO

Perversioni:
Jonny Costantino, FROCIONI E MASCHIONI


In uscita Versodove 18!

In anteprima:

a Bologna, sabato 10 settembre alle 18,

cortile del Melograno, Festa di via Broccaindosso

a Pordenone, sabato 17 settembre alle 11,

Libreria della poesia, pordenonelegge

 

versodove 18 COPERTINA


Versodove su Alfabeta2

Dicono di noi:

Alfabeta2

http://www.alfabeta2.it/2016/01/23/10814/


Versodove 17: l’editoriale

dopo
di Stefano Semeraro

Ci abbiamo messo vent’anni, ma alla fine ci siamo arrivati. Felicemente zigzaganti, stabilmente nomadi, affannosamente posteri/postumi di noi stessi, a tratti assenti, complici di un ritardo congenito e comunque sempre a-venire. Obliqui perché le linee rette sono veloci, ma più noiose. Versodove? Ancora non lo sappiamo. La domanda rimane intatta, inevasa per statuto e carattere. In questo numero antologico e riassuntivo, visto che celebra anche la nascita – sempre provvisoria – di un sito internet dove è possibile consultare e scaricare tutti i numeri precedenti della rivista (www.versodoverivista.worldpress.it) il movimento sta anche nella geografia-geometria dei testi: basculante fra presente e passato, oscillante nelle pieghe del linguaggio.
Dopo l’ultima apparizione di due anni fa, dedicata al rifiuto, l’idea era quella di evadere dall’Italia e dalle discussioni balneari sulla rinascita-rimorte della poesia, sul destino-declino del romanzo, ma prevedibilmente (programmaticamente) non siamo riusciti a tenere fede fino in fondo a noi stessi. (sulla non-italianità; speriamo non sulla balnearità). Rimane però come costante l’idea di indagare e sbirciare oltre i confini e le dogane più o meno ideologiche e di clan, aprendo finestre su ciò che succede all’estero e superando certi steccati vetero-novecenteschi che ancora imperano nel dibattito nostrano. Il nostro bazaar è sempre aperto, non temiamo contaminazioni né impurità di tipo etnico, linguistico, stilistico. Chiamatela, se volete, una credibile incoerenza.
Comunque: in apertura trovate una folgorante intervista a Thomas Bern­hardt, tradotta per noi da Anna Ruchat che ci/vi parla da un altrove assoluto, quindi una intervista a Snježana Kordić sull’impurità salvifica della lingua, un’idea di Grexit poetica nelle parole di Nanos Valaoritis e poi, per inseguire e negare insieme una certa idea di Europa, il controcanto turco-tedesco di Zafer Şenocak. Quindi l’obliquità dell’identità nel romanzo di un improbabile e fascinoso meticciato siculo-maori tracciato da Piri Sciascia, professore a Wellington, il Collodi inatteso di Veronica Bonanni, che inizia a scolpire Pinocchio nel legno delle sue traduzioni dal francese; un fulminante Pound d’annata e il ruscelloso Baedecker per decifrare la letteratura romena degli ultimi decenni firmato da Dan Cepraga.
Un bazaar di idee, come si diceva, di possibili percorsi e intersezioni (presente/passato, salvezza/dannazione, purezza/impurità, identità/alterità) per affrontare coscientemente il caos che ci agita, per cercare di guardare senza paura quello che ci aspetta, ricordandoci le parole che ci disse, vent’anni fa, Roberto Roversi: “dopo la poesia, c’è solo la poesia”. In mezzo, dunque, molta poesia: Magrelli, Villalta, Marilena Renda, Rosaria Lo Russo, e tutti noi che siamo, eravamo, saremo Versodove, convocati in un serpente di versi e testi che ci porta esattamente qui: dove eravamo partiti, dove volevamo arrivare. E cioè dopo.


Versodove 17

promo17

In vendita nelle librerie Coop


Versodove compie vent’anni

Pordenone Five

Il primo numero della rivista esce nel settembre del 1994. Ma il progetto era già nato da quasi un anno all interno della associazione Versodove.

L’associazione si occupa dal 1989 di organizzare, a Bologna, letture, incontri sulla scrittura, seminari nelle scuole, ed ha realizzato un’antologia di poesia e narrativa uscita per Transeuropa, con il contributo della Comunità Europea.

Gestisce inoltre – dall’89 – all’interno di una sede ARCI, “CAMPIMAGNETICI”, un centro di documentazione delle pubblicazioni letterarie italiane: riviste e libri, ma anche dattiloscritti, ciclostilati in proprio, bollettini.

La rivista nasce dopo un lungo dibattito con l’idea di puntare l’attenzione sulla realtà della città, ma anche indagare la scrittura nei suoi aspetti più vari, preferendo al taglio accademico, la scelta di portare l’Autore a prendere la parola in prima persona, attraverso interviste o interventi sulla propria poetica. Sul proprio lavoro di scrittura.

Il progetto era essenzialmente basato sulla curiosità, sulla voglia di fare, sul desiderio di mettere a disposizione uno spazio in cui poter vedere pubblicati autori “giovani” che ritenevamo di qualità.

Anche se erano ben presenti per noi le esperienze di alcune riviste storiche della nostra città, da Officina a Rendiconti – ed infatti il confronto e l’aiuto di Roberto Roversi prima di iniziare è stato fondamentale – volevamo però evitare di farci chiudere in schemi e scuole. Quello che a noi risultava chiaro era l’esigenza di confrontarci trasversalmente, con tutti, sul terreno della scrittura, in un momento storico come questo, in cui il paesaggio testuale da indagare si estende ormai dall’accademia all’avanguardia senza troppe discontinuità.  L’unico atteggiamento possibile quindi ci è parso quello dare spazio ai diversi punti di vista, di fare insomma da cassa di risonanza alla plurivocità di voci, perché queste non si perdano nel rumore di fondo di polemiche ormai obsolete. A sorreggere tutto questo c’era, e c’è tuttora, l’idea che la letteratura debba confrontarsi anche con tutte le sue possibili contaminazioni, con tutti quei luoghi in cui la parola vive non solo come parola scritta, ma anche detta, recitata, cantata, tradotta.

Su queste basi la rivista si è strutturata e a preso una forma precisa che, a parte i cambiamenti grafici e l’aggiunta di alcune rubriche, resiste ancora oggi.

Ogni numero si apre con un approfondimento “L’Apertura” appunto:

  1. n° 1 TRA RAP, POESIA, E NARRATIVA. NUOVE FORME DELLA COMUNICAZIONE.
  2. n° 2 CONVERSAZIONE CON BALLESTRA, BRIZZI, FOIS, GIORGI, CULICCHIA, SULLA GIOVANE NARRATIVA ITALIANA.
  3. n° 3 GULP FICTION: IL FUMETTO COME NUOVA LETTERATURA POPOLARE?
  4. n° 4/5 APERTURA DI SIPARIO: SCRITTURA TRA TEATRO E POESIA. INTERVISTE A DE BERARDINIS, RONCONI, MELDOLESI, SANGUINETI, CASI.
  5. n° 6/7 SULLA TRADUZIONE: INTERVISTE AD AMITRANO, PERSICO, SCATASTA, BUFFONI.
  6. n° 8  SULLA NARRATIVA: INTERVENTI DI DE MARCHI, SEVERINI, FOIS.
  7. n° 9/10 INCHIESTA SULLA POESIA: Interventi di BERTONI, BONITO, BUFFONI, DEIDIER, D’ELIA, FIORI, GARDINI, MAGRELLI, MESA, PUSTERLA, VILLALTA, VOCE. ED UNA NOTA DI NIVA LORENZINI.
  8. N°11 Prosegue l’inchiesta sulla poesia, che con questo numero conclude la sua indagine all’interno delle questioni più  importanti  ed urgenti del presente letterario, sia dal punto del lettore di poesia ma soprattutto da quello di chi la poesia la produce. – interventi di CIOFI, FERRI, FEBBRARO, FRASCA, HELD, JEMMA, MANSUETO, NADIANI, RUFFATO, RUFFILLI, SANT’ELIA.
  9. n°12 VOCI FUORI CAMPO: CINEMLA E LETTERATURA. Interviste a Peter Greenaway, Suso Cecchi D’amico, Roberto Faenza, Silvano Agosti, Alberto Farassino, Enzo Monteleone, Carlo Mazzacurati. Poesie di Bernardo Bertolucci e Jean Luc Godard.
  10. n° 13 LETTERATURA E ARCHITETTURA. Interviste a Vittorio Gregotti, Zygmut Bauman, Valerio Magrelli, Roberto Collovà. Interventi di Umberto Fiori, Giovanni Nadiani, Rosario Pavia, Vincenzo Bagnoli, Giorgio Vasta, Antonio Clemente.

Prosegue con due sezioni chiamate: In pratica POESIA, e In pratica NARRATIVA. e TRADURRE.

Abbiamo ospitato, per la poesia, testi di:

  1. Dora Lapolla, Paola Goretti, Lello Voce, Umberto Fiori, Marco Barbieri, Fabrizio Lombardo, Manuela Pasquini, Giancarlo Sissa, Vitaniello Bonito, Mariangela Gualtieri, Sergio Rotino, Massimiliano Palmese, Andrea Cotti, Franco Buffoni, Fabio Pusterla, Roberto Deidier, Giovanni Nadiani, Claudio Damiani, Elisa Biagini, Riccardo Held, Giuliano Mesa, Paolo Febbraro, Enzo Mansueto, Gianni D’Elia, Roberto Roversi, Enrico D’Angelo, Vincenzo Bagnoli, Alessandro Carrera, Gianni Priano, Edoardo Zuccato, Gabriele Frasca, Ermanno Krumm, Biagio Cepollaro, Massimo Sannelli, Mario Corticelli, Stefano Dal Bianco, orenzo Buccella, Anna Maria Farabbi, Gian Mario Villalta, Rosaria Lo Russo Cosimo Ortesta, Alessandra Berardi, Guido Mazzoni, Andrea Inglese, Giovanna Tagliavini, Gian Maria Annovi, Edoardo Sanguineti, Antonio Porta, Valerio Magrelli.

Nella sezione Tradurre, con la collaborazione di Roberto Bertoni del Trinity College di Dublino, abbiamo proposto nel corso degli 8 numeri, anticipazioni ed inediti di alcuni dei più importanti poeti irlandesi tra cui: Ciàran Carson, Nessa O’Mahoney, Ciaran Cosgrove, Dereck Mahon, Paul Maldoon,

Nel numero 9/10 abbiamo pubblicato testi del poeta spagnolo A. Amusco. E degli inediti di W.H. Auden, tradotti da Luca Manini, che per il n° 11 ha tradotto uno dei più interessanti poeti inglesi contemporanei: Jeffrey Wainright.

Sempre nel n° 11 viene offerta una panoramica della giovane poesia francese, a cura di Fabio Pusterla.

Nel numero 12 Basil Bunting, il danese Soren Ulrik Thomsen.

Nel 13 Guillevic, Nicole Brossard, Anne Michaels, Durs Grunbein.

Per la narrativa:

Mario Giorgi, Enrico Brizzi, Marcello Fois, Carlo Lucarelli, Lorenzo Marzaduri, Mario Corticelli, Giulio Mozzi, Matteo B. Bianchi, Maurizio Ascari, Piersandro Pallavicini, Michele Monina , Elisabeth McCraken, Francesco Piccolo, Riccardo Angiolani, Alberto Forni, Marco Mancassola, Paolo Nori, Massimiliano Zambetta, Maurizio Marotta, Davide Ferrari, Christian Raimo,Enrico Capodaglio, Jacqueline Lucas, Rocco Fortunato, Antonio Moresco, Luigi Di Ruscio, Naja Marie Aidt.

Una parte centrale è dedicata alle interviste:

Lello Voce, Niva Lorenzini, Roberto Roversi, Lawrence Ferlinghetti, Andrea De Carlo, Franco Buffoni, Gianni D’Elia, Riccardo Held, Laura Lepri, Rosaria Lo Russo, Antonio Moresco, Marco Ribani, Vincenzo Consolo, Gene Gnocchi, Durs Grunbein.

Per approfondire i rapporti tra scrittura e musica:

Franco Battiato e Manlio Sgalabro, Andrea Liberovici ( che ha lavorato con Sanguineti) e Mirco De Stefani (che ha lavorato con Zanzotto).

Si inaugura dal n° 11 uno spazio di dibattito critico che indaga e approfondisce le tensioni della letteratura di questi anni.

Abbiamo ospitato interventi di: Andrea Inglese, Giuliano Mesa, Vitaniello Bonito, Edoardo Sant’Elia, Rocco Ronchi, Roberto Galaverni.

Ogni numero contiene inoltre alcune pagine di segnalazioni, cronache, recensioni, e informazioni di carattere letterario-editoriale.

Dal 1999 Versodove inaugura una sua collana di libri: VERSODOVETESTI, le prime uscite sono

Roberto Roversi “Gliòmmeri” (Edizione a tiratura limitata, solo per gli abbonati)

Fabrizio Lombardo “Carte del Cielo”, pag. 112, £. 12.000

Stefano Semeraro “Due inverni” pag. 64, £. 10.000